Il settore sportivo ora deve fare i conti anche con la nuova riforma

Il settore sportivo non trova tregua, se le ultime notizie sulla proroga delle aperture avevano accresciuto le preoccupazioni, l’approvazione della riforma dello sport durante il Consiglio dei Ministri di oggi, ha ulteriormente scosso un settore letteralmente ginocchio.

La delega per l’approvazione della Riforma sarebbe scaduta domenica 28 febbraio 2021. Il nuovo Governo ha approvato in extremis la tanto attesa e discussa Riforma dello Sport e del Lavoro Sportivo.

Tutto nasce nell’agosto del 2019 quando è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 191 quanto la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato, ed il Presidente della Repubblica promulgato, la Legge 8 agosto 2019, n. 86, recante le Deleghe al Governo e altre disposizioni in materia di ordinamento sportivo, di professioni sportive nonché di semplificazione.

Comincia, con detta pubblicazione, un confronto con tutti gli attori di settore  con l’intento di raccoglie indicazioni ed esigenze di tutte le parti in gioco, o almeno così doveva essere, tra ritardi e conflitti il confronto non si è rivelato facile. ASI è stata presente, sin dall’inizio, con le sue note, sui Media e nei Palazzi della politica, allo scopo di allertare il Governo sui pro e sui contro di una riforma di questo tipo a cominciare dal lavoro sportivo. Il Presidente Claudio Barbaro aveva presentato una suo proposta (DDL A.S.999).

Gli obbiettivi della riforma riportati in alcune slide sul sto sport/governo possono essere così riassunte

  • Aumentare l’attenzione verso la pratica sportiva di base, valorizzando gli stili di vita sani.
  • Assicurare risorse certe, e maggiori, allo sport italiano, introducendo un meccanismo automatico di finanziamento e distribuendo più soldi agli organismi sportivi.
  • Semplificare il funzionamento del sistema sportivo, riducendo la burocrazia e aumentando la trasparenza ed eliminare i possibili conflitti d’interesse.

La riforma dello sport era stata anticipata dalla legge di Bilancio 2021:

Al fine di garantire la sostenibilità della riforma del lavoro sportivo, è istituito … un apposito fondo, con dotazione di 50 milioni di euro per l’anno 2021 e di 50 milioni di euro per l’anno 2022, per finanziare nei predetti limiti l’esonero, anche parziale, dal versamento dei contribuiti previdenziali a carico delle federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, associazioni e società sportive dilettantistiche, con esclusione dei premi e dei contributi dovuti all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail), relativamente ai rapporti di lavoro sportivo instaurati con atleti, allenatori, istruttori, direttori tecnici, direttori sportivi, preparatori atletici e direttori di gara”.

In attesa di commentare nei prossimi articolo ogni novità introdotta dalla riforma riportiamo una sintesi:

Lavoro Sportivo:

  • Definizione del ruolo del lavoratore Sportivo;
  • Tutele previdenziali crescenti nel tempo per Sportivi Dilettanti;
  • Contratto apprendistato dello sport;
  • Definizione “amatore Sportivo”;
  • Formazione di Giovani atleti;

ASD e SSD

  • Registro nazionale delle attività dilettantistiche;
  • Personalità giuridica ASD;
  • SSD forme societarie utilizzabili;
  • ASD e SSD qualifica del terzo settore;
  • Scopo di lucro e distribuzione parziale degli utili;

Impiantistica Sportiva

  • Regolamento unico delle norme tecniche di sicurezza;
  • Codice Etico di agente sportivo;

Discipline sportive invernali

  • Casco per gli sciatori;
  • Assicurazione Rc su impianti sci alpino;
  • Defibrillatore su piste da Sci;
  • Direttore delle piste.

Come già esposto in più occasioni dal Presidente Asi Claudio Barbaro la riforma “è sicuramente affare ambizioso e atteso quello di mettere mano alla questione dei lavoratori sportivi, figure assai preziose per l’intero sistema”. 

Lo sport è un settore caratterizzato da una rilevante specificità tale da richiedere e giustificare, invece, un inquadramento ad hoc che, pur garantendo le dovute tutele al lavoratore, consideri la peculiarità del contesto e la funzione sociale del comparto, come hanno concordato eminenti giuristi e fiscalisti auditi dalla Settima Commissione del Senato durante le audizioni.

Qualsiasi soluzione avrebbe dovuto tenere conto dei principi fondanti dell’associazionismo e del mondo non profit.  Questi principi erano stati chiaramente delineati negli obiettivi della Legge Delega: tuttavia il Governo non ne ha tenuto conto, limitandosi a regolare il rapporto di lavoro secondo le regole di diritto comune, inapplicabili al comparto sportivo e insostenibili per il sistema.

Basterà l’intervento in legge di bilancio per aiutare le ASD e SSD ad affrontare gli accresciuti costi introdotti da questa riforma?

|di Luca Mattonai, Dottore Tributarista esperto in SSD|

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